Ciao, sono Claudia, questo è il mio blog :) Invento storie e scrivo romanzi fantasy, benvenuti nel mio mondo!

martedì 25 dicembre 2018

Buon Natale con "La Melodia di Natale"

Oggi, altro che #unapaginaacaso, ecco tutto un intero racconto! 
(Il racconto, scritto e pubblicato per Natale 2016, non è più disponibile singolarmente, ma solo nella raccolta di racconti: "I Racconti di Armonia")

È passato poco più di un anno da quando abbiamo lasciato Giulia e Pietro sulle sponde del Lago Sussurrante,
nell'ultima pagina della Melodia Creatrice, e ormai Rudy ha “ufficialmente” tre anni. È il giorno di Natale e i ragazzi si preparano per andare a trascorrere la festa in casa dei genitori di Giulia. Qualcosa di inaspettato, però, accadrà durante la loro visita...
Questa storia ci viene raccontata del nostro caro Pietro, per una volta saremo noi ad entrare nella sua testa, chissà che sorprese ci riserverà?

“La Melodia di Natale” è un racconto che va letto dopo “La Melodia Creatrice” e ci riporta per un giorno ad Armonia in compagnia di tutti in nostri amici Musimaghi.

Questo è il mio regalo di Natale per te, mio lettore affezionato, so per certo che ti sono mancati molto Giulia e Pietro e che hai pensato spesso a loro chiedendoti come sarebbero stati e cosa stessero facendo...

Buon Natale, Claudia :) 


E Buona Lettura 


Era la mattina di Natale, tutto era pronto per la partenza. Io e Rudy eravamo già seduti in macchina ad aspettare Giulia. Per fortuna il piccolo dormiva, almeno stava un po' in silenzio, non aveva certo preso da sua madre, era un tale chiacchierone!
Io mi sentivo molto felice. Giulia invece era terribilmente in ansia. Il giorno precedente aveva avuto quell'espressione pensierosa e un po' imbronciata che mi fa impazzire. Avremmo passato la giornata a casa dei suoi genitori e ci sarebbero stati anche i miei, nonno Leoni, Arci e Camilla, nonché Filippo, Diana e la piccola Lili. Bryan no, lui e la sua famiglia avrebbero trascorso la festa con sua mamma Eleonor. Sotto pressante insistenza della mia adorabile e intrigante Giulia, che doveva sempre difendere i più deboli, erano stati convinti a non lasciare da sola Eleonor il giorno di Natale.
Comunque saremmo stati un bel gruppo di Musimaghi, più i genitori di Giulia che erano gli unici a non sapere nulla di Armonia e del mondo della Musicomagia.
Questo la tormentava, non aveva mai digerito tutta la storia di tenerli all’oscuro per rispettare i desideri di sua nonna Gemma.
Giulia odiava mentire, tra l'altro non ne era capace, quindi rischiava ogni momento di tradirsi. Inoltre Rudy aveva ormai imparato a parlare e non era proprio possibile prevedere ciò che avrebbe detto.
Sospirai, io pensavo che avremmo anche potuto dire loro ogni cosa, in fondo sia Rodolfo che Gemma erano morti e nessuno di noi aveva pronunciato la promessa vincolante, no?
«Papà! Papà!» Ecco, si era svegliato, pace finita. Mi voltai e gli sorrisi.
Aveva gli stessi occhi verdi della mia Giulia e mi stava studiando con la sua stessa espressione pensierosa. Quando era così serio a volte dimenticavo che aveva solo tre anni, sembrava che stesse pensando a qualche problema da risolvere per salvare l'umanità intera.
Poi il suo viso si illuminò con uno splendido sorriso. «Gingo-bel, gingo-bel, gingo-ol-tu-uei!» Batté le mani e mi guardò carico di aspettativa.
Non potei fare a meno di ridere. «Ma bravo! Te la sei ricordata!» Allungai una mano e gli scompigliai i capelli. «Oggi la cantiamo, okay?»
Rudy annuì entusiasta e batté ancora le mani.
Con la coda dell'occhio vidi un movimento in direzione della porta della Fattoria.
Era lei. Trattenni il respiro. Si era messa il vestito che le avevo regalato per il ballo. Me lo aveva promesso. Anche se aveva addosso un pesante giaccone, la stoffa del vestito spuntava svolazzando e spuntavano anche le sue belle gambe, sospirai soddisfatto.
Spostai lo sguardo sul suo viso e i suoi occhi puntati su di noi. Non sapevo perché, ma scesi dalla macchina e le andai incontro.
Sul suo bellissimo volto si dipinse un'espressione sorpresa e s'illuminò sorridendomi.
Accidenti, che emozione straordinaria, sapere di essere proprio io l'artefice del suo sorriso, mi fece sentire... veramente strafigo.
Allargai le braccia e lei si tuffò tra le mie, come sempre, sospirai, ora il mio cuore era al suo posto.
Ti sei messa il vestito le sussurrai nella mente.
Percepii il suo imbarazzo, sapevo che non si sentiva a suo agio, ma lo aveva fatto per me.
Lei annuì e rimase stretta a me ancora un po'.
«Ragazzi!» Ci voltammo verso la porta.
Erano Filippo e Diana con la piccola Lili in braccio. Corsero verso di noi, non per abbracciarci, ma per evitare il freddo.
Non eravamo abituati al clima, ad Armonia in quel momento era piena estate. Era stato traumatico infilarsi maglioni, calzettoni pesanti e cappotti.
Aprii la porta a Diana che sistemò Lili sul seggiolino vicino a Rudy, in seconda fila. La macchina era una Citroen C8 a sette posti e saremmo potuti andare tutti insieme. Ovviamente andava a Musicomagia, quindi prima di partire io e Filippo suonammo il canto per riempire il serbatoio. Comodo, no? E per niente inquinante!
Stavo per mettermi al volante, ma Filippo mi si avvicinò. «Va' dietro con lei.» Diede un'occhiata a Giulia. «Ha una faccia...»
Anche lui la conosceva come le sue tasche ed era dispiaciuto, nessuno di noi voleva che lei si rovinasse la giornata per i troppi pensieri e preoccupazioni.
La presi per mano e la trascinai in terza fila. «Noi due ci imboschiamo dietro.» Le strizzai l'occhio, facendola arrossire. Meravigliosa.
Quando fummo seduti dietro, lei si rannicchiò contro di me e sospirò.
E dai, stai tranquilla, andrà tutto bene.”
Lei alzò lo sguardo verso di me, senza dire nulla e mi fissò sempre un po' imbronciata.
Accidenti a lei e al suo broncio, come facevo a resistere? Non potei fare a meno di guardare quelle sue labbra così rosa e tenere. Me ne impossessai e la baciai con passione.
Che ti prende?” protestò sorpresa.
È colpa tua, lo sai che quando fai il broncio non resisto.”
La strinsi ancora di più e continuai a baciarla, già sentivo il fuoco della passione divampare in me, non che ci volesse poi tanto.
Smettila.” Cercò di divincolarsi ma con poca convinzione, sentivo chiaramente le sue emozioni.
Facciamo un patto.” Mi staccai appena per guardarla negli occhi. “Io la smetto e tu la smetti di rimuginare.” Rimasi in attesa della sua reazione.
Lei sospirò e annuì. Anche con la mente era di poche parole.
«Vedrai che passeremo un Natale fantastico, tu non ti lascerai scappare nulla e Rudy...» Alzai le spalle. «Lui è un bambino, se dice qualcosa di assurdo diremo che se l'è inventata.»
Giulia scosse la testa e mi guardò male. Era troppo onesta, troppo rigida, troppo incredibilmente leale... Le avrebbe dato fastidio far passare Rudy per un bambino troppo fantasioso, quando sapeva che stava solo dicendo la verità.

Quando arrivammo a casa dei suoi si era un po' rilassata, ma appena li vide scendere per venirci incontro si agitò. C'erano anche i miei genitori e il nonno Leoni.
«Hai spiegato bene al nonno di non parlare di Armonia?» mi chiese per la centesima volta.
Io non le risposi, l'attirai a me e le stampai un bacio sulla bocca . “Smettila!”
Fummo rapidamente circondati e abbracciati da tutti quanti e Rudy ci venne sequestrato non so nemmeno da chi.
Quando entrammo aiutai la mia splendida Giulia a togliersi il cappotto, non vedevo l'ora di vederla con quel magnifico abito.
«Posso aiutarla, mia signora?» scherzai, cercando di stemperare la sua tensione.
Lei mi lanciò un'occhiata sbieca.
Presi il cappotto e lo appesi accanto all'entrata, poi mi voltai verso di lei e...
Rimasi incantato.
Era bella come una dea. Quell'abito verde come i suoi occhi le stava a pennello e metteva in mostra tutte le sue belle forme che tanto spesso lei tentava di nascondere.
O che altrettanto spesso mostrava senza alcun pudore quando era sovrappensiero.
Mi avvicinai lentamente, le presi la mano e mi inginocchiai per un baciamano.
Lei trattenne il fiato timorosa. “Che hai in mente?” mi chiese preoccupata.
Le regalai il mio sorriso storto. “Non posso dirtelo.” Me la stavo mangiando con gli occhi. “Ma te lo mostrerò stasera.”
Lei arrossì e mi rimproverò con un'occhiataccia. “Ma ti sembra il momento?”
Bene, l'avevo distratta. Sogghignai.
Mi rialzai e l'avvolsi tra le mie braccia, dov'era il suo posto.
È sempre il momento giusto per certe cose.” Le appoggiai appena le labbra sul collo e la sentii sussultare.
Sorrisi soddisfatto. “Ti amo” le sussurrai. “E sei bellissima.”
Sospirò.
Una bellissima principessa.”
Cosa?” Si scostò e mi guardò con ostilità. “Non principessa” ribadì.
Io ridacchiai, adoravo farla arrabbiare e la stritolai divertito.
Intanto erano entrati tutti e si erano diretti in salotto, li seguimmo.
E poco dopo eccoci tutti lì, ad ammirare il meraviglioso pino natalizio che il papà di Giulia aveva comprato direttamente dal vivaio apposta per il suo nipotino.
«Ma papà, non potevi comprarne uno finto?» Giulia si accigliò. «Questo soffrirà a stare in casa...»
Suo padre rimase mortificato e io diedi una spallata alla mia meravigliosa e terribile mogliettina che doveva per forza difendere anche i diritti del povero pino.
«Il vaso è molto grande» si giustificò subito il signor Accordi. «E sono già d'accordo con un mio collega, appena passate le feste lo trapianterà nel suo giardino.»
Oltre al meraviglioso pino, nel salotto c'erano decine di vasi di rigogliose Stelle di Natale rosse e bianche. Il papà di Giulia aveva il pollice verde ed era molto orgoglioso delle sue piante.
La mamma di Giulia, che era un'ospite straordinaria e mi adorava, mi aveva preparato dei dolcetti alle noci che l'anno precedente avevo particolarmente apprezzato.
Portò altre prelibatezze sul tavolo accanto all'albero e tutti chiacchierammo amabilmente.
Lanciai appena uno sguardo alla mia Giulia e vidi che si stava rilassando, per fortuna, sospirai.
Proprio in quel momento Rudy attirò l'attenzione di tutti e si mise a saltellare in mezzo al salotto. Voleva farsi vedere da Lili. Fino a quel momento la piccola lo aveva del tutto ignorato, visto che si era appena svegliata in mezzo a tutte quelle persone.
Lui non capiva che non tutti avevano una faccia da schiaffi come la sua. Chissà mai da chi l'aveva ereditata?
«Io sono un aquilupo!» disse truce e si mise a battere le braccia come fossero due grandi ali.
Giulia si era pietrificata, mi avvicinai e le misi una mano sulla spalla.
«Vorrai dire un aquila, tesoro» lo corresse indulgente il papà di Giulia.
Ovviamente Rudy scosse la testa molto offeso. «Sono Furia l'aquilupo e ho molta fame! Voglio mangiare una bella melodia!!»
I genitori di Giulia, come era da immaginare, si voltarono verso la figlia in cerca di spiegazioni, forse temevano che il loro adorato nipotino fosse un tantino fuori di testa.
Vidi Giulia prendere fiato per parlare, ma sapevo benissimo che lei non avrebbe mai mentito né accusato Rudy di essersi inventato qualcosa.
«Vieni qua!» Nonno Leoni per fortuna ci distrasse tutti e tirò fuori un pacchettino con un bel fiocco rosso. «Guarda un po' cos'ha fatto nonno Leoni per il suo nipotino preferito!»
Ehm, non ero io il suo nipotino preferito? Alzai gli occhi al cielo e ringraziai mentalmente mio nonno per avermi relegato al secondo posto.
Rudy si diresse come un lampo verso il pacchetto e in un attimo lo sfasciò.
Dentro c’era un flauto di legno! Rimasi commosso dal pensiero del nonno, perché non era un flauto qualsiasi. Nonno Leoni lo aveva fatto appositamente per lui, a misura delle sue piccole mani grassocce!
Giulia mi prese la mano e vidi che si era commossa anche lei, l'attirai a me e le diedi un bacio sulla testa.
Il suo primo flauto” mi sussurrò nella mente.
Rudy era al settimo cielo, aveva già visto tutti noi usare i flauti per fare magie e molto spesso prendeva dei piccoli pezzi di legno o rami e fingeva di suonare.
Lo studiò attentamente e lo tenne con molto riguardo tra le mani. Lui sapeva che per noi i flauti sono molto importanti, tra l'altro molte volte sia io che Giulia gli avevamo detto che quando sarebbe stato abbastanza grande avrebbe avuto il suo.
Certo, forse non lo era ancora abbastanza.
Nonno Leoni gli mostrò dove appoggiare le dita e Rudy capì al volo.
Poi molto seriamente si andò a sedere sotto l'albero. «Io chiamo Piccolo!»
Cosa? Piccolo? Il suo piccolo serpesce? Io e Giulia ci scambiammo uno sguardo molto preoccupato, cosa voleva fare?
Ci aveva visti mille volte sederci sulla sponda del lago e chiamare i nostri serpesci con la melodia sibilante, ma di certo lui non sapeva suonarla, vero?
Avevo un brutto presentimento e anche Giulia.
Rudy cominciò a suonare e le note che uscirono dal suo piccolo flauto erano tutt'altro che buttate là a caso, stava suonando una melodia che non avevo mai sentito!
Percepii la magia e una fitta nebbia improvvisamente si addensò davanti a noi.
Pietro, dobbiamo fermarlo.” Giulia stava già per lanciarsi su di lui e io con lei, ma una specie di lampo esplosivo ci accecò per un momento.
Quando riaprii gli occhi...
Piccolo era lì davanti a tutti noi in mezzo al salotto.
«Santo cielo!» La mamma di Giulia era diventata talmente pallida che sembrava stesse per svenire.
«Sì!!» Intanto Rudy esultava! «Vieni Lili!»
La piccola, alla vista del familiare amico, si fece coraggio e sbucò fuori dalle gambe di Diana dove era stata nascosta fino a poco prima. Corse verso il serpesce ed entrambi i bambini salirono sulla sua groppa.
«Andiamo a nuotare!» disse ancora Rudy, mise il flauto in bocca e intonò un'altra melodia, di nuovo sconosciuta.
In un “puff” immediato sparirono, il serpesce, Lili e Rudy.
Rimanemmo per un attimo tutti attoniti e poi cominciammo a parlare tutti insieme.

In quel momento il problema “genitori di Giulia che non sapevano nulla della Musicomagia e che avevano appena assistito a una delle magie più potenti della nostra storia” passò immediatamente in secondo piano e l'ansia di ritrovare i due bambini divenne impellente.
Giulia mi guardò atterrita. “Che facciamo?”
Torniamo subito ad Armonia.” Ero abbastanza sicuro che fossero là nel lago a nuotare belli tranquilli.
Non c'è nessuno che possa aprirci un portale” mi fece notare lei.
La scuola era chiusa per le vacanze di Natale, gli unici rimasti erano tutti lì riuniti in quel salotto.
Mentre eravamo impegnati nella nostra conversazione mentale Filippo attirò la nostra attenzione.
«Ragazzi?»
Ci voltammo e...
L'immenso e rigoglioso albero di Natale del signor Accordi si era tramutato in un lungo bastone rinsecchito con qualche patetico festone penzolante: un albero-zombie.
«Ma che diavolo?» esclamai.
«Guarda le piante!» mi disse Giulia.
Anche le meravigliose Stelle di Natale avevano subito lo stesso trattamento del pino, era come se...
Se qualcuno avesse assorbito la loro energia vitale” concluse Giulia nella mia mente.
Ci guardammo atterriti. Entrambi sapevamo bene che la Musicomagia richiede sempre che ogni cosa rimanga in equilibrio.
Rudy aveva inconsapevolmente, e chissà come, suonato una magia potentissima. Aveva in qualche modo aperto un portale mono direzionale per far arrivare Piccolo e poi un altro per andare via.
Non si può dare la vita senza sacrificare qualcosa in cambio”, diceva Yamanuelle. Beh, Rudy non aveva dato la vita, ma sicuramente aveva creato qualcosa.
Quando Giulia aveva aperto il primo portale nel suo viaggio nel tempo, aveva rischiato di morire.
Rudy non aveva rischiato di morire, ma aveva inconsapevolmente assorbito la vita del grande albero e di tutte le piante del povero signor Accordi.
Giulia si affacciò preoccupata alla finestra e io la seguii.
Rimanemmo entrambi senza fiato. Tutto intorno al condominio, nell'arco di una decina di metri, ogni pianta era stata “assorbita”.
Accidenti, sembrava che qualcuno avesse lanciato una bomba o un’arma chimica di qualche genere.
Sentivo la mente e le emozioni di Giulia turbinare in un vortice di ansia per quello che aveva appena fatto il nostro piccolo e, a quanto pareva, potentissimo figlio.
In quel momento mi tornò alla mente una visione che avevamo condiviso anni prima dopo aver suonato la melodia rivelatrice.
Mentre ci abbracciavamo avevamo sentito i nostri cuori fondersi in uno solo. Un grande e forte cuore stava pulsando tra noi e, a ogni battito, la forza e il calore emanati aumentavano sempre di più. Un fuoco rosso aveva preso ad ardere in noi, cresceva e divampava donandoci un potere irrefrenabile, quasi incontrollabile. Eravamo divenuti un unico grande essere potente, invincibile che solo insieme avremmo potuto generare e controllare. Poi il nostro cuore si era ingrandito, una sfera che cresceva tra di noi, poi come un bocciolo si era schiuso e ne era uscito un bambino, il nostro bambino.
Ricordai che avevo scherzato dicendo: “Wow avremo un figlio fortissimo!”
Giulia mi scosse dal ricordo. «Scrivo a Yamanuelle, facciamoci aprire un portale e andiamo tutti lì.»
La guardai scettico “Tutti?”
Lei annuì. “Sarà più semplice mostrare loro ogni cosa.” Ovviamente si riferiva ai suoi genitori.
In effetti i coniugi Accordi si erano stretti l'uno all'altra e si guardavano attorno smarriti.
Giulia scrisse velocemente un messaggio su un foglietto recuperato al volo. Estrasse il suo flauto e spedì la lettera.
Dopo nemmeno un minuto, Giulia riprese a suonare la melodia del portale, una nebbiolina verdina si addensò davanti a noi e Giulia sparì all'interno seguita da Filippo e Diana.
Mi avvicinai con cautela ai genitori di Giulia. «Signori Accordi?» Posai con delicatezza una mano sul braccio di sua madre cercando di attirare la sua attenzione.
La donna mi guardò con aria smarrita. «Ma Pietro? Che sta succedendo?»
Cercai di sorriderle rassicurante. «Venite con me, per favore.» Mi spostai dietro ai due e li sospinsi leggermente verso il portale. «Non temete, vi spiegheremo ogni cosa.» Finalmente, pensai.

Entrammo tutti e tre nel portale e in un attimo fummo a Les Musiciens, la scuola africana, dentro a una capanna.
Quando uscii mi liberai immediatamente della felpa. Se ad Armonia era estate, lì era un'estate africana.
Giulia era già sparita, lanciai appena un'occhiata d'intesa a Filippo affinché si prendesse cura dei suoi genitori. «Vado da lei.»
La cercai con la mente, espansi le mie sensazioni e fui investito dalla sua preoccupazione, stava raggiungendo Yamanuelle nel suo alloggio.
Mi precipitai dentro, senza bussare né chiedere “permesso” e sicuramente poi sarei stato rimproverato dalla mia dolce metà.
Pietro, che ci fai qua?” Subito mi apostrofò. “Dovevi prenderti cura dei miei genitori.”
Scossi la testa. “Non ti lascio da sola ad affrontare questa cosa.”
Lei sapeva bene cosa volevo dire. Il problema del potere mentale di Rudy non era una novità per noi. Avevamo percepito già da tempo che la sua mente era molto più potente di quella di qualsiasi altro Musimago. Persino di quella di Giulia! In fondo era un Umanimusi, figlio di due Umanimusi. Non si era mai visto nulla di simile nella storia del nostro mondo.
Lo tenevamo d'occhio con apprensione, ma fino a quel momento non c'era stato nessun episodio allarmante.
Ora io dovevo tenere d'occhio anche Giulia. Certo lei non si sarebbe risparmiata, come sempre, non avrebbe esitato a rischiare la propria vita. Aveva un grande istinto e mi fidavo ciecamente di lei, ma a volte era un tantino impulsiva.
Resto con te” dissi lapidario.
Lei tentennò ma poi assentì.
«Dovete recuperare il bambino.» La voce di Yamanuelle ci riscosse. Nella sua capanna c'era sempre il buio totale, lei non aveva bisogno di vedere e nemmeno Giulia che aveva la sua visione energetica, ma io mi trovavo in difficoltà e trasalii.
«Poi la decisione spetterà a voi.»
Sentii la tensione di Giulia.
«Ma bisognerà deciderci a bloccargli i poteri.»
Cavolo, Giulia sarebbe andata fuori di testa. Era stata infuriata con il mondo intero quando, il primo anno di scuola, aveva scoperto di essere stata tenuta all’oscuro su suo nonno e sui suoi poteri. Ripeteva in continuazione che lei non avrebbe mai potuto fare una cosa simile a nostro figlio. E adesso?
«Avete idea di dove sia ora? Lo avete percepito?» chiese ancora l'anziana preside.
«Crediamo che sia ad Armonia, nel lago» disse Giulia.
«Andate, non c'è tempo da perdere» ci esortò, poi afferrò il mio braccio con le sue mani artigliate. «A volte è necessario immobilizzare qualcuno per curare le sue ferite.»
Immobilizzare? Che voleva dire?
«Cerca di farlo capire a lei.»
Rimasi confuso e seguii Giulia rimuginando: come potevo farle capire qualcosa, se non l'avevo capita io?

Varcammo la porta verde, il portale interdimensionale che unisce tutte le scuole tra loro, meno di un paio di minuti dopo, eravamo sulla sponda del nostro lago. Presi il flauto e suonai la melodia sibilante, mentre Giulia andò nella casetta a levarsi il suo bell'abito.
Mentre correvamo per venire qui, era inciampata due volte perché l'abito attillato le impediva i movimenti. Per un momento avevo temuto che se lo sarebbe strappato di dosso. E in un altro momento lo avrei anche apprezzato.
Non avevo nemmeno terminato di suonare che Persi e Drago erano già arrivati a riva. Cercai le loro menti. Io non potevo fondermi con loro come faceva Giulia, il mio scudo naturale mi impediva di provare dolore, ma anche di diventare un’unica entità con qualsiasi altra creatura.
Beh, con Giulia ogni tanto mi azzardavo a togliere di mezzo quella fastidiosa barriera, ma lei non voleva. Diceva che voleva essere sempre sicura che la mia mente rimanesse al suo posto, ero la sua àncora.
Nel lago non ci sono, Persi dice che Piccolo è sparito, ma non li sente da nessuna parte.” Giulia era arrivata, si era messa un fantastico costume azzurro e...
Per un attimo non potei proprio fare a meno di dimenticare la preoccupazione e mi lasciai distrarre da lei. Era bellissima, la sua pelle bianca mi attirava come una calamita, quando la vedevo così avevo voglia di accarezzarla, baciarla… No, non era una voglia, era una necessità impellente, se non l'avessi fatto sarei sicuramente morto. Ne ero assolutamente certo e...
Giulia mi lanciò un'occhiataccia.
Non era il momento.
Certo. Aveva assolutamente ragione, la raggiunsi, ma intanto appoggiai le mie mani sui suoi fianchi morbidi.
Dove potrebbero essere, se non sono qui?” domandai.
Lei scosse la testa. “Sono sicura che siano qui da qualche parte.”
Anche io lo pensavo, Rudy era sempre stato ad Armonia e la Musicomagia non poteva averlo portato in un luogo sconosciuto.
Vidi Giulia chiudere gli occhi e concentrarsi, unii la mia mente alla sua per darle tutta la mia forza.
Sussultammo entrambi. Percepimmo una grande forza, proprio lì in mezzo al lago. Era come occultata, protetta, ma riuscivamo a sentirne l'immane potenza.
Rabbrividii, che diavolo stava succedendo?
Giulia si trasformò in Sirio e di nuovo rabbrividii, ma in un altro senso. La sua pelle squamosa il suo odore muschiato… Okay, avevo bisogno di una doccia gelata.
Andiamo.” Si tuffò in acqua.
Avrei dovuto trasformarmi anche io, ma Leo, il mio alter ego, non amava l'acqua e se io facevo fatica a tenere a freno i miei ormoni, lui non ci provava nemmeno. Dovevo rimanere lucido.
Salii in groppa a Drago e seguimmo Sirio e Persi.
Attirati e atterriti da quel grande potere ci trovammo nei pressi della nostra isoletta, ma l'isoletta non c'era più.
Sirio si arrampicò accanto a me su Drago e mi venne vicino, era rimasta sconvolta.
Una grande sfera impenetrabile aveva circondato l'isola, un potere vorticante ci impediva di vedere e percepire qualsiasi cosa all'interno.
Non ci fu bisogno di parole, entrambi sapevamo con certezza che lì in mezzo c'era Rudy con il suo flauto.
E Lili... E Piccolo...
Giulia torno in sé per pensare più lucidamente. Era pallida e sconvolta, mi afferrò la mano per cercare un conforto e io l'attirai vicina.
Anche lei stava pensando a Lili e Piccolo.
Sono sicuro che non farà loro del male” dissi non troppo convinto.
Hai visto come ha prosciugato l'albero?” mi ricordò “E non credo che ne avesse intenzione.”
Cosa possiamo fare?” Giulia non pensava che avremmo potuto combattere o soffocare quel grande potere con la forza.
Dobbiamo cercare di entrare in contatto con lui.” Rudy era un bambino buono, ero sicuro che non avrebbe fatto male a nessuno intenzionalmente, dovevamo solo fargli capire cosa stava facendo.
Come facciamo a entrare?” chiese lei.
Forse un messaggio mentale?” suggerii.
La sua mente è irraggiungibile.”
Aveva eretto una sorta di scudo impenetrabile.
Dobbiamo fare in modo che ci lasci entrare” riflettei. “In fondo non è arrabbiato con noi, perché dovrebbe respingerci?”
Giulia annuì, sentivo che aveva paura, mi prese la mano.
Drago ci condusse proprio ai margini della grande bolla.
Giulia tirò fuori il suo speciale flauto argentato e suonò per Rudy, non suonò una melodia magica, ma una melodia di Natale. Gliel'aveva suonata nei giorni precedenti e a lui piaceva moltissimo.
Sì, quella poteva essere un'idea geniale, come sempre la mia fantastica Giulia aveva avuto una giusta intuizione.
Le potenti vibrazioni sonore del suo flauto si diffusero nell'aria tutt'intorno.
Non ci volle molto perché sentissimo una risposta proveniente dal grande potere e, senza aver voce in capitolo, venimmo tutti risucchiati dentro.
Ci ritrovammo sull'isola e lo spettacolo che ci si presentò fu agghiacciante.
Rudy era seduto e suonava il suo flauto a occhi chiusi, apparentemente ignaro di ciò che stava accadendo attorno a lui.
Era in una sorta di trance.
Poco lontano giacevano privi di sensi sia Piccolo che Lili! Mi sentii male.
Subito mi avvicinai per accertarmi delle loro condizioni, ma erano ricoperti da una membrana che mi impediva di sentirli.
La vegetazione dell'isola era stata prosciugata: gli alberi erano secchi, l’erba e i fiori appassiti.
Dopo un attimo accadde qualcosa di ancor più spaventoso, cominciai a sentirmi venir meno.
Giulia si voltò spaventata. “Il tuo scudo!”
Certo, allargai il mio scudo per proteggermi anche fisicamente e lo estesi verso di lei, ma mi fermò.
Che aveva in mente?
Si avvicinò a Rudy e si sedette dietro di lui avvolgendolo in un abbraccio, non potevo più sentire, ma vedevo che muoveva le labbra, stava sussurrando qualcosa.
Il suo viso era teso e sofferente, anche le sue energie stavano per venir meno.
«Rudy ti prego, fermati!» Non potei fare a meno di urlare, ma inutilmente, perché ero dietro al mio scudo. Giulia chiuse gli occhi e si accasciò.
Dannazione, che ci facevo lì al sicuro, mentre lei era in pericolo?
Uscii dal mio scudo e mi trasformai in Leo, un ruggito terrificante mi sgorgò dal petto, mi precipitai su Rudy, ma la sua magia mi respinse in automatico.
Non potevo vincere con la forza.
Tornai in me e mi trascinai verso di lui. «Rudy! Ascoltami!» lo implorai.
Poi ricordai quello che aveva fatto Giulia, tirai fuori il mio flauto e gli suonai la melodia di Natale che a lui piaceva tanto.
La ripetei una volta, due, poi crollai stremato. Non ce la facevo, era finita...
Rudy avrebbe assorbito tutte le nostre energie e chissà cos’altro avrebbe combinato.
Lo guardai, era bellissimo, come poteva una creatura così tenera e innocente procurare tutto quel dolore? Spostai lo sguardo sulla mia Giulia e allungai una mano verso di lei.
Amore mio” sussurrai.
Con l'altra mano a fatica feci un’ultima carezza al mio piccolo e chiusi gli occhi esausto.
«Papà?» Sentii una vocina molto lontana. «Papà? Suoni ancora?» Era Rudy.
Aprii gli occhi a fatica; aveva smesso di suonare e mi stava guardando molto confuso.
Poi osservò la scena attorno a sé e i suoi occhi si riempirono di lacrime. Si gettò tra le mie braccia spaventato.
Giulia! Svegliati.” Le inviai una leggera scossa mentale e lei aprì gli occhi trasalendo.
Si è fermato!”
Giulia subito si alzò, prese il flauto. Mi guardò in modo strano “Proteggiti con il tuo scudo” mi ordinò e con le lacrime agli occhi suonò il canto ibernante per il nostro bambino.

Rudy si bloccò non senza prima avermi lanciato un'occhiata carica di smarrimento e delusione.
Lo avevo tradito? Ingannato? In un certo senso sì. Almeno io mi sentivo proprio come se lo avessi fatto.
Suona anche l'incanto dormiente, ti prego” supplicai Giulia, non sopportavo più il suo sguardo ferito.
Lei annuì e poi suonò anche la melodia offuscante.
Rudy si accasciò inerme tra le mie braccia e anche Giulia crollò. Appoggiò la testa alla mia spalla e pianse. E io con lei.

Passato il momento di disperazione, adagiammo Rudy sulla schiena di Drago che ci aveva raggiunto e ci occupammo degli altri due cuccioli.
Per qualche strana e fortuita circostanza, Rudy aveva avvolto i suoi amici con una sorta di membrana protettiva. Come se una parte di lui avesse capito che altrimenti anche le loro giovani vite sarebbero state risucchiate.
Con i suoi artigli da Umanimusi, Giulia li liberò e controllò le loro condizioni. “Stanno bene” mi informò. “Anche mentalmente.”
Accertato questo ci guardammo attorno allibiti. La grande bolla energetica era svanita e l'isola era devastata.
Giulia subito suonò un canto curativo rigenerante per i tre piccoli e poi uno anche... per l'isola? Stava davvero suonando per l'isola? Scossi la testa. Era assurda, però la capivo perfettamente, quella era la nostra isola, dove ci eravamo dati il nostro primo bacio, dove avevamo festeggiato il suo compleanno e anche dove avevamo fatto l'amore per la prima volta.
Mi avvicinai a lei e la cinsi da dietro inondandola con tutto il mio amore.
Dobbiamo tornare, gli altri staranno in pensiero, dobbiamo portare i bambini in sala cure e poi... dobbiamo pensare a Rudy.” Sospirai desolato “Che faremo?”
Giulia si voltò appena e sprofondò il suo sguardo tormentato nel mio.
Non voglio bloccargli i poteri...”
Era terribile per noi Musimaghi avere la mente bloccata, era come essere ciechi, anzi molto peggio.
Si abituerà, crescerà come un bambino normale” cercai di rassicurarla. “Poi, quando sarà più grande, gli spiegheremo ogni cosa.”
Giulia scosse la testa e mi impedì di continuare, si tuffò tra le mie braccia piangendo disperata.
Hai visto gli alberi... Poteva uccidere anche Lili e Piccolo” le feci presente, anche se lo sapeva benissimo. “E anche noi.”
Ma non lo ha fatto.” Ovviamente aveva ragione. Ma se non gli avessimo bloccato i poteri mentali avremmo dovuto tenerlo isolato. E cos'era peggio?
Giulia ascoltò i miei pensieri e alzò lo sguardo straziato facendomi stare ancora più male. Non sopportavo vederla soffrire così, sapevo che non c'era niente da fare, ma sapevo anche che non si sarebbe data pace. E avrebbe continuato a farsene una colpa.

Eravamo nella buia capanna di Yamanuelle. Avevamo portato Lili in Sala Cure e spiegato al resto del gruppo cos'era successo.
«Non ti crucciare, lui non è un'anima da guarire, deve solo crescere» stava dicendo l'anziana a Giulia, di certo anche lei percepiva il suo tormento.
«Non c'è alternativa, come ha detto il Leone.»
Sentirmi chiamare il Leone mi faceva sempre un po' ridere.
«A meno di non costringerlo a un totale isolamento» continuò. «E quello non farebbe bene né a lui né a voi due.»
Ero d'accordo e sapevo benissimo che me ne sarei fatto una ragione, ma la mia dolce e ostinata Giulia? Come avrebbe convissuto con quella decisione?
«Egli possiede una mente creatrice, ha in sé il potere di inventare nuovi incantesimi magici!»
Cavolo, una mente creatrice! Questa non l'avevamo mai sentita.
«Sarà molto prezioso per noi, dovrà imparare a gestire il suo dono, altrimenti potrebbe essere molto pericoloso.»
Lo avevamo visto.
«Sarà per lui un grande fardello, più tardi glielo sveleremo, più serenità gli regaleremo.»
Sospirai e anche Giulia, lei ne sapeva qualcosa di fardelli.
Con un complesso incantesimo la mente di Rudy fu impacchettata, ma Giulia riuscì a strappare un compromesso alla preside. Avrebbero tenuto al minimo lo spessore della membrana in modo che lui potesse continuare a percepire le emozioni degli altri anche se non i pensieri. Quello avrebbe costretto me e Giulia a ripetere ogni giorno l'incantesimo in modo da non rischiare che la membrana non cedesse alla pressione del suo grande potere in crescita.

Rudy si svegliò dopo un paio d'ore, molto confuso e un po' agitato. Non parlava e si guardava attorno toccandosi spesso la fronte.
Probabilmente si rendeva conto che qualcosa dentro la sua testa non funzionava come prima. Sperai che Giulia non ci facesse caso, ma ovviamente non fu così e il suo sguardo si incupì.
L'attirai a me e la baciai, non mi importava se eravamo davanti a tutti e anche ai suoi genitori, con i quali tra parentesi non avevamo ancora parlato.
La baciai, le entrai nella mente e le riversai tutto il mio amore e la mia comprensione, volevo entrare dentro di lei come un fiume in piena e spazzare via tutta la sua tristezza. Volevo stordirla e travolgerla con la mia passione, svuotare la sua mente ed eliminare dal suo viso quel tormento insopportabile.
Ero sicuro che le cose si sarebbero sistemate, noi amavamo profondamente Rudy e avremmo sempre fatto ciò che ritenevamo necessario per il suo bene, come del resto tutti i genitori.

Dopo un tempo indeterminato, Rudy reclamò la nostra attenzione. «Mamma?»
Giulia subito si voltò e si chinò verso di lui. «Come stai?» gli chiese apprensiva.
Rudy non rispose, poi vide Lili seduta sul lettino e si preoccupò moltissimo. «Lili ha la bua?» chiese.
«Sta bene» lo rassicurò Filippo che era comparso alle nostre spalle.
Chissà Diana come avrebbe preso tutta quella storia? Avrebbe di nuovo impedito ai bambini di giocare insieme?
Per fortuna in quel momento era uscita.

Poi fu il momento dei discorsi e dei chiarimenti.
Giulia parlò a lungo con i suoi genitori, finalmente almeno si era tolta quel peso dal cuore.
I signori Accordi presero la faccenda molto meglio del previsto, era chiaro che essere tenuti all’oscuro, non avesse fatto loro piacere, ma capivano che non era stata una nostra decisione.
Giulia non raccontò loro che il nonno Rodolfo era morto solo due anni prima durante un viaggio nel tempo, un conto era accettare l'esistenza della Musicomagia, un altro era comprendere le faccende più complicate come i viaggi nel tempo, l'annullamento mentale e le essenze vitali.
A me invece toccò il difficile compito di rassicurare nonno Leoni che proprio non riusciva a capacitarsi per aver compiuto quell'imperdonabile leggerezza.
«Avrebbe potuto succedere in qualsiasi momento» cercai di confortarlo.
Lui scosse la testa.
«Purtroppo era inevitabile.» Di quello sia io che Giulia ne eravamo fermamente convinti.
Era ormai passata da un pezzo l'ora di pranzo. Nessuno aveva molta voglia di festeggiare il Natale, ma poi Rudy cominciò a cantare. «Gingo-bel, gingo-bel, gingo-ol-tu-uei!»
Io e Giulia ci guardammo sorpresi e poi scoppiammo a ridere, era troppo forte nostro figlio! Niente lo avrebbe fermato, nemmeno avere la mente impacchettata.
«Mangiamo?» chiese massaggiandosi il pancino.
«Credo che potremmo spostare la festa a casa nostra.» Diana ci sorprese tutti quanti con il suo invito.
«Ma avevo preparato tante cose buone!» protestò la mamma di Giulia.
«Andremo a recuperarle» Filippo inviò un messaggio ad Arci e Camilla che erano stati avvisati dell'imprevisto e si trovavano ancora in zona. Così andarono ad aprire un portale e recuperammo il cibo.
Una squadra di Guardiani intanto aveva dato una ripulita alla zona e ora sembrava che non fosse successo nulla, ma per l'albero di Natale del signor Accordi non ci fu speranza.
Dopo una mezz'oretta eravamo tutti nel salotto di Diana. Sentimmo bussare e Giulia andò ad aprire, non potei fare a meno di seguire i suoi movimenti, l'avevo convinta a mettersi ancora il bell'abito verde e non volevo perderla di vista nemmeno un momento.
Chissà quando mai lo avrebbe indossato di nuovo.
Dopo quello che era accaduto quel giorno, come minimo, avrebbe cominciato a dire che quel vestito portava sfortuna.
«Eccoci, auguri a tutti!» Era Arci, che squadrò la mia Giulia dalla testa ai piedi... Ehi, ma che faceva? Voleva che lo prendessi a pugni il giorno di Natale?
«Wow Giulia!» Le baciò pure la mano. «Sei uno schianto!»
Okay, ora basta. Mi fiondai tra i due e lo guardai malissimo.
«Pietro, amico mio!» Finalmente tolse gli occhi di dosso alla mia Giulia e si degnò di guardarmi. «Che c'è amico?» chiese stupito.
Non risposi, lo strozzai... ehm, lo abbracciai molto stretto e gli ringhiai nell'orecchio. «Ho un bel regalo per te.» Intanto gli avvicinai il mio pugno chiuso al viso per mostrarglielo.
«Mi stai soffocando!» protestò.
«L'idea era quella» risposi tetro.
«Oh, ma dai, non sarai ancora geloso di Giulia?»
Allentai la presa, lo guardai senza rispondere.
Arci alzò gli occhi al cielo. «Okay, scusa.» Sospirò, poi abbassò la voce. «Se vuoi che nessuno la guardi, allora non farle più mettere quel vestito.»
Grugnii ancora. Sì, a quel punto ero d'accordo con Giulia, non avrebbe più messo quell'abito. A meno che non fossimo stati soli!
«Ehi, voi due!» Giulia ci richiamò all'ordine. «Venite a tavola!»
Camilla si era subito messa al lavoro per dare una mano a Diana e alla mamma di Giulia, così io potei sequestrare la mia adorata mogliettina e la feci sedere un attimo in braccio a me.
Come stai?” le chiesi, aveva il viso molto teso.
Rimase in silenzio per un po', lo sguardo fisso su Rudy che giocava con Lili.
Pensi che ci perdonerà un giorno?”
Di' la verità, tu hai perdonato tuo nonno?” le chiesi a bruciapelo.
Mi guardò sorpresa e aggrottò le sopracciglia. “Io... Non ce l'ho mai avuta con lui!” protestò.
La guardai male. “Sicura? E il primo anno di scuola?”
Scosse la testa. “Ero arrabbiata perché nessuno mi spiegava nulla su mio nonno e Persi.”
Beh, lui non c'era più, almeno così pensavano tutti... Non era facile stabilire chi dovesse dirti qualcosa, no?” Io ricordavo con chiarezza quanto fosse arrabbiata di non sapere nulla.
Lo so, adesso lo capisco.”
Alzai le spalle. “Prima o poi lo capirà anche lui e non ce l'avrà con te. Lo sai che ti adora e ti adorerà anche in futuro.”
Feci una di quelle facce buffe che la facevano sempre ridere. “Altrimenti diremo che è stata tutta colpa mia, okay?”
Finalmente mi regalò il suo fantastico sorriso... Com'era bella! La adoravo e dovevo assolutamente baciarla, altrimenti sarei morto, ne ero sicuro.
E così feci, catturai le sue labbra e la strinsi a me.
Sentii il suo imbarazzo misto alla passione.
Smettila.”
Sicura?”
Sì.”
Okay.”
Mi staccai appena e la guardai appagato vedendo le sue guance arrossate e i suoi occhi accesi. «Buon Natale, amore mio.»
Intanto Rudy stava di nuovo cantando.
«Gingo-bel, gingo-bel, gingo-ol-tu-uei!»

In questo racconto vi ho mostrato che a volte non serve un grande potere per risolvere certe situazioni tragiche, ma basta l’amore. E chi meglio del nostro “Leone” poteva essere il protagonista di questo insegnamento?
La storia del piccolo Rudy sta prendendo forma, certo dovremo aspettare che cresca ancora un po', ma sono sicura che ci regalerà molte emozioni e soddisfazioni.
In fondo lo abbiamo visto tutti nascere, siamo un po' tutti suoi zii, no?
Un grande potere è racchiuso nella sua mente, reso momentaneamente innocuo, ma un giorno si risveglierà e noi saremo lì a vedere che succederà.

(Claudia Piano - copyright 2016) 

La storia di Rudy è narrata in "La Melodia della Luce e dell'Ombra


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