Ciao, sono Claudia, questo è il mio blog :) Invento storie e scrivo romanzi fantasy, benvenuti nel mio mondo!

giovedì 14 febbraio 2019

Buon San Valentino con "La Melodia del Cuore"



Torniamo ad Armonia questa volta facendo un tuffo nel passato, infatti siamo negli anni ‘50 del secolo scorso e i protagonisti di questa storia sono Gemma e Rodolfo  (i nonni della nostra Giulia -“La Melodia Sibilante”).

Questo breve racconto è completamente indipendente da tutti i libri della Saga e, pur essendone fortemente impregnato, è, e resterà per sempre, gratuito.
Alla scuola di Armonia, l’ultimo giorno di scuola, viene organizzato il “Ballo dei Diplomati” sono ammessi soltanto i ragazzi del quarto anno con le loro dame o cavalieri.
In via del tutto eccezionale, siamo invitati anche noi, ma solo in veste di osservatori! ;)

Ma oggi lo pubblicherò anche qui sul mio blog, solo per voi ;)

La Melodia del Cuore



Gemma si tormentava nervosamente le mani. Era sola nelle stalle e aspettava Rodolfo. Dalia l'aveva assistita mentre si preparava per la grande serata. Le aveva acconciato i suoi lunghi capelli biondo scuro adornandoli con piccoli boccioli di rosa e poi l’aveva aiutata a indossare quel magnifico abito, da sola non avrebbe di certo potuto farcela. Il vestito era meraviglioso, una nuvola rosa e bianco perla, un corpetto, una lunga gonna con tanti strati... Quando si era vista nello specchio della sua camera, si era sentita una principessa!
Sospirò con il cuore gonfio di gioia e carico di aspettativa. Deglutì a fatica e ammise a se stessa, per la prima volta in vita sua, di sentirsi bella e di esserne felice.
Essere belle è una maledizione”. Le parole di sua madre continuavano a tornarle in mente nei momenti meno opportuni, come per impedirle di gioire.
Stava cercando di liberarsi a fatica dalla sua opprimente educazione rigida e bigotta. Da quando aveva messo piede ad Armonia, aveva tolto ogni giorno un piccolo strato che soffocava il suo cuore e adesso si sentiva quasi completamente libera di essere se stessa. E si sentiva bella.
Sentì un rumore e si voltò verso l'entrata.
Sarà Rodolfo?
«Ciao Gemma.» La voce di Vincenzo precedette il suo arrivo. Era mesta e titubante, proprio come il suo aspetto. «Volevo vederti prima di lui» disse piano in tono cospiratore.
Fece qualche passo incerto verso di lei e la guardò ammirato spalancando gli occhi. «Sei più incantevole del solito...»
Gemma arrossì appena, era strano vedere Vincenzo così vulnerabile. Lui era sempre impertinente e scherzoso. Dopo essersi arreso alla scelta di Gemma, l'aveva rassicurata dicendole che era molto felice che lei e Rodolfo si fossero finalmente chiariti e segretamente fidanzati, ma... Gemma poteva percepire chiaramente la sua sofferenza: lui l'amava ancora.
Allungò le mani verso di lui. «Grazie Vincenzo» gli disse dolcemente. «Sei l'amico più caro e affezionato che io abbia mai avuto e...» Sentì una lacrima scivolarle sul viso. «Io ti voglio e ti vorrò sempre un bene infinito!» Anche la voce ebbe un cedimento.
Vincenzo allungò una mano e le raccolse la lacrima con una dolce carezza. «Lo so, Gemma.» Le regalò finalmente quel suo mezzo sorriso impertinente e affascinante. «Ora smettila di corteggiarmi in modo così sconveniente, lo sai che non posso portare via la fidanzata al mio più caro amico!» La rimproverò divertito.
Gemma arrossì e si ritrasse. «Ma che dici?» Lo colpì al braccio indispettita ma rasserenata, per fortuna era tornato a essere il solito burlone.
Prima ancora di sentire i passi, Gemma percepì la presenza di Rodolfo, stava arrivando. Trattenne il fiato e alzò gli occhi verso l'entrata.
«Grazie per aver intrattenuto la mia dolce Gemma, amico mio.» La voce calda e un po’ ruvida di Rodolfo fece scattare Vincenzo sull'attenti. Il rimprovero era velato di ironia e affetto, ma era molto evidente.
«Sparisco» sussurrò a Gemma, le strizzò l’occhio con aria complice e, detto fatto, si dileguò.
Gemma posò lo sguardo sulla sagoma di Rodolfo che, imponente, occupava interamente l'entrata.
Il suo cuore prese a battere incontrollato e i sentimenti che provava per lui esplosero avvolgendola come una dolce melodia.
Rodolfo ridusse velocemente la distanza che li separava e le afferrò entrambe le mani, incatenandola con i suoi magnetici occhi azzurri.
Gemma non riusciva quasi a respirare. La lieve tristezza che ancora le aleggiava nel cuore per la sofferenza del suo caro amico, l'agitazione per il ballo, il timore che Rodolfo all'ultimo momento avesse un impegno impellente e annullasse l'appuntamento...
Tutto svanì, sostituito dalla presenza di lui.
Gemma era stata a lungo combattuta tra i sentimenti che provava per i due ragazzi. Vincenzo aveva fatto subito breccia nel suo cuore, era amichevole, dolce, intelligente e sempre al suo servizio, ma quello che provava per Rodolfo era qualcosa che la lasciava senza fiato. Nonostante il suo carattere burbero e impulsivo, nonostante l'avesse fatta piangere e soffrire molte volte per i suoi dubbi e le sue assenze; quando era con lui, il suo cuore si riempiva d'amore, il suo mondo diventava meraviglioso, tutte le emozioni intense e travolgenti che le faceva provare annullavano completamente qualsiasi momento negativo avesse dovuto affrontare.
Valeva la pena aver vissuto qualsiasi difficoltà, non aveva nessuna remora.
Rodolfo la guardava con gli occhi leggermente socchiusi e il viso inclinato, non parlava, ma Gemma poteva percepire i suoi sentimenti. Ci riusciva con tutti, era come sentire un odore particolare, in quel momento lui profumava d'amore, ammirazione e profondo rispetto.
Non le disse che era bella. Lei non se lo sarebbe nemmeno aspettato; non era un ragazzo di molte parole.
«Grazie.» La sorprese invece con un sussurro.
Gemma lo studiò. «Per cosa?» chiese incuriosita.
Rodolfo rimase ancora un po’ in silenzio a contemplarla appagato, le prese una mano e se la portò alle labbra, chiuse gli occhi inspirando il suo profumo e posando un dolce bacio sulla sua pelle.
Quel semplice gesto la fece vibrare dal profondo e sentì le gambe farsi deboli e instabili.
«Per aver scelto me» disse lui aprendo gli occhi all’improvviso. «So che non ti ho reso la vita facile» ammise. «E mi dispiace.»
Gemma rimase piuttosto sorpresa.
Si sta in qualche modo scusando? Quel ragazzo!
Gli sorrise e allungò una mano per accarezzargli il viso reso leggermente ruvido dalla barba corta «È il mio cuore che ha scelto te.» Sospirò emozionata e poi non poté fare a meno di aggiungere esasperata: «Non certo la mia testa!»
La risata di Rodolfo esplose bassa e il mondo divenne più bello e luminoso.
Lui scosse la testa divertito e le porse il braccio. «Andiamo, mia dolce Gemma.» Si voltò verso la porta, ma continuò a guardarla di sottecchi. «Il ballo ci aspetta.»
Gemma si appoggiò a lui e uscirono dalle stalle.

La Sala Comune, dove di solito consumavano i pasti, era abitualmente divisa rigorosamente a metà da una paratia immaginaria quanto invalicabile: i maschi a sinistra e le femmine a destra. Quella sera, in via del tutto eccezionale, i due mondi si sarebbero necessariamente incontrati.
Mentre entravano, Gemma sentiva il suo cuore battere forte e le sue gambe vacillare. Rodolfo se ne accorse e l’attirò più vicina appoggiando la sua grande mano sopra quella tremante e gelida di lei.
Tutti si voltarono a guardarli.
Per ben due anni era serpeggiato ogni genere di pettegolezzo su di lei. Il fatto che Rodolfo fosse stato sfuggente e latitante per molto tempo e che Vincenzo le fosse sempre stato accanto, aveva dato adito a voci maligne che vedevano Gemma come una ragazza poco seria. Nessuno sapeva ciò che lei aveva passato realmente, di certo non si era divertita a illudere il povero e devoto Vincenzo, mentre il suo cuore anelava il burbero Rodolfo.
Lei aveva capito fin dal principio di amare Rodolfo, nonostante la reticenza di lui, non aveva mai pensato di sostituirlo con Vincenzo; con il quale, invece, era nata una dolce e innocente amicizia; sentimento non contemplato tra un giovane e una fanciulla per bene. Gemma avrebbe dovuto allontanare Vincenzo, ma non lo aveva fatto, perché gli voleva bene e aveva bisogno di lui. Era come una caro cugino, le dava conforto ed era stato spesso il suo unico collegamento con lo sfuggente Rodolfo.
Nessuno aveva saputo la verità, fino a quel momento.
Gemma si era davvero stupita quando Rodolfo l’aveva invitata al ballo, sarebbe stato come svelare a tutti quello che c’era tra loro ed evidentemente Rodolfo era pronto a farlo, ma lei?
Sentì mormorii, risatine e tante, tante occhiate maligne e cariche d’invidia.
Milena avanzò tra la folla. Alta, i lunghi capelli neri acconciati elegantemente e fasciata in uno stretto abito blu notte, si avvicinò a loro con aria combattiva.
Gemma s’irrigidì. Sapeva perfettamente che la ragazza era da sempre innamorata di Rodolfo e non aveva mai nascosto l’ostilità che provava per lei.
«Dunque è vero» disse a voce molto alta, non che ci fosse bisogno di attirare l’attenzione, visto che tutti gli occhi erano puntati su di loro.
Gemma si voltò preoccupata verso il suo cavaliere, ma Rodolfo non si scompose, anzi accennò un sorriso anche se freddo e un piccolo cenno del capo. «Buonasera, Milena.»
«Non pensavo che il grande e integerrimo Rodolfo Accordi fosse un mascalzone e un bugiardo matricolato!» lo accusò con i lineamenti tesi dalla rabbia.
«Non so di cosa tu stia parlando.» Rodolfo rispose calmo, ma Gemma sentì la sua stretta irrigidirsi.
«Durante tutto l’anno, non hai fatto altro che dirmi che non ti piacciono i balli, che non volevi assolutamente venire al “Ballo dei Diplomati”!» La sua voce tremava e a Gemma parve di notare un luccichio nei suoi freddi occhi azzurri.
Rodolfo alzò le spalle e scosse la testa. «Non ho mentito.» Poi si voltò verso Gemma e le sorrise. «Non sono qui perché mi piacciono i balli, ma solo per passare una bella serata in compagnia della mia dolce Gemma.»
Gemma si sentì sciogliere e non si accorse, se non in modo marginale, che Milena faceva cadere un bicchiere a terra e poi correva via. Rimase con il fiato sospeso a fissare Rodolfo, come probabilmente tutta la sala.
«Musica Maestro!» urlò da qualche parte qualcuno, forse la professoressa Austeri.
«Cosa avete da guardare? Godetevi la festa!» La voce di Vincenzo la riscosse e vide che cercava di sviare l’attenzione che si era fissata su di loro.
In effetti l’atmosfera lentamente si rilassò e anche Gemma.
«Andiamo a prendere qualcosa da bere, ti va?» le chiese Rodolfo.
Gemma annuì imbambolata e lo seguì guardandosi attorno.
I tavoli erano stati accostati alle pareti e addobbati con le meravigliose tovaglie che le ragazze avevano ricamato nell’ora di “Musicomagia Domestica”. Sopra vi erano posati piatti stracolmi di ogni prelibatezza.
Rodolfo, da perfetto gentiluomo, le porse un bicchiere del suo succo preferito.
Se lo è ricordato!
Gemma arrossì, abbassò gli occhi e sorrise.
Era molto frastornata, proprio non si sarebbe aspettata quell’atteggiamento così solare nei suoi confronti: averla invitata al ballo, aver detto chiaramente a Milena che voleva stare con lei…
«Perché tu non meriti una relazione clandestina» le sussurrò all’orecchio.
Gemma sobbalzò.
Ha letto ancora i miei pensieri!
Avrebbe dovuto indispettirsi, gli aveva detto più volte che non doveva permettersi di spiarla in quel modo, ma… lo guardò in attesa che continuasse la sua spiegazione.
«Ci ho pensato...» le disse stringendo le labbra. «Anzi, un caro amico mi ha aiutato a riflettere...» Alzò su Vincenzo uno sguardo carico d’affetto.
Gemma non poté fare a meno di sorridere grata spostando appena la sua attenzione sul loro caro amico.
«Nessuno deve mai più pensare male di te.» Un lampo di rabbia attraversò lo sguardo di Rodolfo trasformandolo, da mite cavaliere gentiluomo, al guerriero rude che era sui campi di battaglia, intento a guardarsi attorno in cerca di un potenziale avversario da eliminare.
Gemma allungò una mano sul suo volto e riportò il suo sguardo su di lei. «A me non importa cosa pensa la gente, non voglio essere un problema per te» gli disse. Non poteva dimenticare il suo tormento quando aveva cercato di spiegarle la necessità di nascondere la loro relazione, il rischio che lei avrebbe corso, entrando nel mirino dei loro nemici, la possibilità che il loro amore potesse diventare una debolezza per lui...
Rodolfo socchiuse appena gli occhi e si calmò. «Sono io che voglio dire a tutti che io e te siamo fidanzati...»
«Rodolfo...» Gemma stava di nuovo trattenendo il fiato incredula.
Lui annuì. «Non devi aver paura, io ti proteggerò.» Le posò le mani sulle spalle, interpretando la sua sorpresa per timore.
Gemma scosse la testa e sospirò. «Lo so, non ho nessuna paura.»

Ballarono per tutta la sera; nonostante Rodolfo non amasse i balli, era davvero un eccellente ballerino.
Gemma aveva concesso anche qualche ballo a Vincenzo, con il permesso del suo bel cavaliere ed era riuscita a ignorare le occhiatacce che le lanciava Milena, cercando di far finta che non ci fosse.
Gemma amava ballare, vorticava tra le braccia forti di Rodolfo, era felice come non si sentiva da tantissimo tempo, forse quella era la serata più bella della sua vita.
Una frase nefasta le attraversò la mente: “Attenta! La felicità è solo un’illusione, non dura mai!” La voce severa di sua madre le rimbombò tra i pensieri e immediatamente tutta la gioia e l’allegria parvero sfumare.
«Che succede, mia dolce Gemma?» Rodolfo la stava scrutando preoccupato.
Era bello, dolce e innamorato, ma non sarebbe stato sempre così. Lei lo sapeva perfettamente. Quella era solo una serata e presto sarebbe finita. Le sarebbe rimasto solo un bel ricordo, poi lui avrebbe ricominciato a sparire e ad avere dei dubbi.
«Gemma...» Le sfiorò il viso cercando il suo sguardo. «Perché questi pensieri tristi?»
Ecco, mi ha letto di nuovo nel pensiero, non cambierà…
«Sono solo un po’ stanca...» Abbassò lo sguardo imbarazzata, ma sentiva che la tristezza le stava soffocando il cuore. «Vado un attimo a rinfrescarmi.» Si allontanò veloce verso l’uscita, non voleva che lui sentisse altro.
Si diresse ai servizi dietro la Sala Comune quasi di corsa. Si sciacquò il viso con l’acqua del catino e poi si fermò a guardare la sua immagine nello specchio.
I suoi capelli biondo scuro, così accuratamente intrecciati con boccioli di rosa e il bellissimo abito, stonavano con la luce spenta dei suoi grandi occhi verdi. Era come se stesse indossando una maschera.
Cos’è successo? Come si può passare dall’ebbrezza della gioia all’amarezza e alla demoralizzazione?
Come se le parole di sua madre avessero avuto il potere di rovinare la sua felicità…
Lacrime incontrollate cominciarono a scendere sul suo viso triste.
Sentì un rumore di passi e subito si infilò nella ritirata, nessuno doveva mai vederla piangere; gli insegnamenti di sua madre continuavano a condizionarla.
«Gemma, ti sei nascosta lì dentro?» Era la voce di Milena, Gemma si sentì sprofondare.
Sentì qualcun’altra ridere, non era sola.
«È inutile che fai finta di niente, ti ho vista entrare» le disse velenosa. «E sai cosa ti dico?» Il suo tono maligno non lasciava presagire nulla di buono.
Sentì armeggiare alla serratura della porta.
«Ci resterai per tutta la sera!»
Come? Che cosa ha combinato?
Gemma provò ad aprire la porta, ma la serratura era bloccata.
«Cos’hai fatto?» chiese con la voce tesa dalla preoccupazione. «Non puoi lasciarmi qui dentro!»
Risate. «Oh, sì che posso.» Si stava allontanando. «E sai cosa ti dico?»
«Fammi uscire di qui!» Il cuore cominciò a tamburellarle forte nelle orecchie.
«Intanto io me ne vado a fare compagnia all’affascinante Rodolfo...»
Gemma si sentì assalire da sentimenti differenti, ma ugualmente intensi: rabbia, umiliazione, gelosia…
«No!» Picchiò forte i pugni contro la porta. «Aiuto! Fatemi uscire di qui!»
Ovviamente nessuno l’avrebbe sentita, anche perché la festa era diventata piuttosto rumorosa.
Cercò di calmarsi, sicuramente Rodolfo sarebbe venuto a cercarla e a salvarla. Anzi, le aveva spiegato che, se si fosse concentrata, sarebbe riuscita a mettersi in contatto con lui.
Fece dei respiri profondi, pensò intensamente a Rodolfo, se lo immaginò mentre entrava nei bagni ad aiutarla…
Davvero voglio che lui mi veda in questa situazione?
Improvvisamente si vergognò.
Non voleva essere ancora la “donzella in pericolo da salvare”. Certo, lei non era forte e coraggiosa, ma aveva il suo amor proprio da difendere, non poteva farsi trovare in lacrime in uno stanzino maleodorante.
Si guardò attorno e vide la finestra che dava verso il lago, era alta e molto stretta, aveva anche una sottile grata.
Gemma non si scoraggiò, salì in equilibrio precario su un piccolo sgabello e spalancò la piccola imposta. Provò a tirare la grata, non era fissata saldamente, ma era molto pungente.
Si ferì alle mani e si ruppe due unghie, ma riuscì a staccarla.
Si issò a fatica infilando la testa e le spalle nell’apertura. Si ritrovò a penzolare con il busto, mentre il voluminoso vestito rimaneva incastrato.
Si divincolò come un serpente e alla fine, con un violento strattone, cadde rovinosamente a terra.
Aveva le lacrime agli occhi dal dolore, ma era riuscita a liberarsi da sola.
Si alzò in piedi per spolverare il vestito e tutta la sua soddisfazione morì sul nascere.
Era in uno stato pietoso. Il vestito era strappato, aveva le braccia scorticate e i capelli le cadevano ai lati. Si tastò la nuca, dove avrebbe dovuto esserci la sua bella acconciatura, rimaneva qualche bocciolo di rosa penzolante.
Gemma sospirò e cacciò indietro le lacrime. Milena era riuscita a rovinarle la serata, non avrebbe certo potuto presentarsi nella Sala Comune conciata così.
Si sedette a terra sconsolata.
«Gemma!» Vincenzo arrivò di corsa e si accucciò accanto a lei. «Per tutte le sincopi! Gemma, che ti è successo?» La prese per le spalle e la esaminò. «Stai bene? Rodolfo era preoccupatissimo...»
Gemma si agitò. «Dov’è adesso? Non voglio che mi veda così!»
Vincenzo la scrutò e rimase in silenzio. Intanto le aveva preso le mani.
«Non verrà, se tu non vuoi» disse piano.
Gemma lo guardò sorpresa e lui si toccò la tempia. Ricordò che i due giovani potevano parlarsi mentalmente se erano a breve distanza.
Lei annuì e abbassò lo sguardo sconsolata.
Vincenzo si mise in ginocchio di fronte a lei e le prese entrambe le mani. «Ascoltami Gemma...»
Lei alzò lo sguardo e fu avvolta dai suoi caldi occhi scuri, carichi di affetto.
«Rodolfo ti aveva preparato una sorpresa» le disse piano.
Oh, no. Ho rovinato tutto.
«Lui ti aspetta di là, non gli importa se sei in disordine.» Le sorrise. «Lo sai che non è solo la tua bellezza ad aver conquistato il suo cuore, credi forse che a uno come lui importi qualcosa di un abito sgualcito o di qualche graffio?»
Gemma sospirò. «Non voglio che nessuno mi veda conciata così» disse imbronciata.
«Mi ha detto di dirti che se non te la senti, non fa niente, lui capisce, la sorpresa sarà rinviata a un momento migliore» la rassicurò.
Gemma annuì, sentendosi un poco sollevata. Si alzò in piedi. «Me ne vado a dormire.» Fece per allontanarsi.
«Aspetta un attimo...» Vincenzo la trattenne per un braccio. «Vuoi davvero darla vinta a Milena?»
Gemma si voltò sorpresa, che voleva dire?
«Non credi che andando a nasconderti farai esattamente il suo gioco?» la fece riflettere.
Gemma strinse i pugni.
Non voglio di certo dargliela vinta, ma che posso fare? Se tornassi al ballo in queste condizioni, riderebbero tutti di me.
«Lo so che certe situazioni ti spaventano, ma so anche che sei molto... determinata.» Il suo mezzo sorriso chiarì che forse avrebbe voluto usare un altro termine come “testona” o “ostinata”.
Gemma percepì la fiducia che Vincenzo aveva in lei e pensò che probabilmente Rodolfo avrebbe apprezzato il suo gesto di non sottomettersi alle prepotenze di Milena. Soprattutto capì che voleva essere lei a decidere cosa fare della propria vita.
Raddrizzò le spalle. Non avrebbe permesso a Milena di mandarla a letto né a sua madre di rovinarle la serata più bella della sua vita. Alzò lo sguardo verso Vincenzo che annuì soddisfatto, aveva capito.
Le mise le mani sulle spalle e la scrutò. Le tolse qualche ramoscello dai capelli e l’aiutò a scioglierli. Strapparono uno degli strati del vestito che divenne un po’ più corto. Fece un passo indietro e l’osservò sorridendo. «Sei bellissima.»
Gemma gli sorrise grata e si appoggiò al braccio che le porgeva. «Andiamo, voglio godermi il resto della serata.»

Gemma entrò nella Sala Comune per la seconda volta e di nuovo tutti gli sguardi erano puntati su di lei.
Le tremavano le gambe e tutta la sua determinazione pareva rimasta fuori dalla porta.
Subito Milena si fece avanti seguita dal suo covo privato di vipere insolenti. «Ma guardatela!» La sua voce carica di scherno la colpì come una sferzata di vento gelato. «Non ti vergogni di presentarti al ballo in questo stato?»
Seguirono risate e altri commenti poco piacevoli anche sul fatto che fosse accompagnata da un altro cavaliere.
Gemma vacillò, temette di non avere la forza di compiere più un altro passo, fu fortemente tentata di voltarsi indietro e fuggire via. Vincenzo rafforzò la stretta sul suo braccio e poi la udì.
La musica soave di un flauto si fece largo con dolce insistenza tra il mormorio della folla.
Gemma fu rapita, la sua attenzione completamente assorbita da quella magica melodia.
Non si accorse che Vincenzo si era allontanato da lei, finché non lo vide avanzare verso la folla per creare un varco dal quale una sagoma indistinta si stava facendo largo.
Incedette lentamente fino ad arrivare di fronte a lei e poi si inginocchiò e allontanò per un attimo il flauto dalle labbra, mentre il suo sguardo azzurro acceso rimaneva fisso su di lei.
«Gemma Silvestri, mia dolce Gemma...» Pronunciò quelle parole solennemente, con la sua voce bassa e un po’ ruvida che però parve raggiungere ogni angolo della Sala Comune, zittendo completamente ogni brusio. «Come nella nostra antica tradizione, chiedo il tuo permesso per suonare “La Melodia del Cuore”...»
Gemma trattenne il respiro.
La Melodia del Cuore!
Immediatamente ricordò quella lunga chiacchierata con la preside Yamanuelle, la madre di Rodolfo. Era stata lei a raccontarle di quell’antica usanza. Non era un incantesimo vero e proprio, ma una sorta di dichiarazione d’amore pubblica e un impegno, insomma, un fidanzamento ufficiale. Gemma si portò le mani al cuore, due lacrime di gioia scorsero sulle sue guance arrossate per l’emozione.
Quando aveva saputo della tradizione legata a quella melodia, Gemma aveva espresso il desiderio che un giorno il suo innamorato la suonasse per lei e Rodolfo l’aveva guardata intensamente, allora non era ancora assolutamente certa dei sentimenti che lui provava per lei. Poi le aveva sorriso “a volte i desideri si avverano” le aveva sussurrato piano all’orecchio in modo che soltanto lei potesse sentire.
«Mi concedi il permesso di suonare per te?» La sua voce dolce la riportò al presente.
Gemma dimenticò tutto, l’amarezza, il vestito strappato, le malignità di Milena e le parole di sua madre. Non riusciva a pensare ad altro che a lui. Non riusciva nemmeno a parlare, quindi si limitò ad annuire mentre le lacrime scendevano copiose, ma quella volta non se ne vergognò, erano lacrime di gioia, lacrime d’amore.
Rodolfo riprese a suonare la meravigliosa Melodia del Cuore, le note avvolsero Gemma in una dolce e confortante carezza, poi penetrarono in profondità nel suo cuore e si impressero indissolubilmente dentro di lei.
Da quel momento non avrebbe mai dubitato dell’amore di Rodolfo, non avrebbe mai avuto paura di perderlo. Sapeva che non sarebbe stato facile vivere accanto a lui, ma avrebbe assaporato ogni istante che avrebbero vissuto assieme, perché quella era la vera felicità ed era reale, solo doveva imparare ad afferrarla al volo e non lasciarla scappare via.


Spero che questa breve visita ad Armonia vi abbia incuriositi. Ho scritto l'intera storia di Gemma e Rodolfo, dal loro primo incontro fino al giorno del coronamento del loro amore; il loro romanzo (che è mooolto lungo) si intitola La Melodia Vincolante.


Fatemi sapere che ne pensate!
Claudia : )

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