Ciao, sono Claudia, questo è il mio blog :) Invento storie e scrivo romanzi fantasy, benvenuti nel mio mondo!

domenica 12 agosto 2018

Basso Simone - Barchi Greta - racconti


Dalla scuola D'Azeglio

Basso Simone

Una giornata ad Armonia

Arrivai alla scuola per le otto, ma non c'era nessuno, perché la scuola era iniziata da qualche giorno.
A illustrarmi l'edificio, molto vasto, fu la Preside, dato che gli insegnanti stavano facendo lezione.
La Preside, sulla settantina, aveva una faccia familiare ma non le diedi conto e proseguimmo, fino al condurmi nella mia stanza: era spaziosa e aveva due letti, quindi supposi di essere in stanza con qualcuno.
Dopo aver messo a posto i vestiti e gli oggetti che mi sarebbero serviti per l'anno, bussò alla porta il Prof. Filippo, alto e snello. Mi condusse nella stalla al di fuori dell'edificio, per scegliere il mio animusi, ma, dato che nel tempo si erano tutti schiusi, non potei assistere alla sua nascita. Questo mi dispiacque un po', però ne scelsi uno comunque: era un topogallo verde e blu, molto carino.
Pian piano si avvicinò l'ora di pranzo, e, non avendo fatto ancora amicizia con nessuno, mi sedetti in un tavolo da solo. Pochi minuti prima del pasto mi si avvicinarono tre ragazzi che si sedettero accanto a me. Ci presentammo e di lì a poco diventammo amici. Si chiamavano Marco, Alice e Giulia. Erano molto simpatici e nel nostro chiacchierare scoprii che il mio compagno di stanza era proprio Marco. Dato il mio interesse, chiesi ai ragazzi di parlarmi di ciò che sapevano sulla scuola e le regole da seguire. Di lì a poco arrivammo a parlare della Preside Orchestri: io non sapevo, fino a quel momento, come si chiamava, ma quando sentii quel nome, pensai subito a mia nonna che era scomparsa qualche hanno prima; si chiamava proprio Orchestri. Poi, quando ci pensai un po' su, mi resi conto che quel viso familiare era simile a quello di mia nonna.
Ne parlai con i miei nuovi amici, e decidemmo di arrivare in fondo a questa faccenda, e Marco propose:
- Che ne dite di andare nel suo ufficio stanotte? I dettagli del piano li potremmo approfondire durante l'ora della Prof. Gabaldi, che per fortuna è anziana e non se ne accorgerà!
Giulia gli diede una specie di pacca sulla spalla per quello che aveva detto sulla Prof., ma poi ci ridemmo su e decidemmo che andava bene.
Finita la pausa pranzo, ritornammo nelle classi e ci sedemmo vicini.
Ci scambiammo i piani e decidemmo che, alle ventitré, orario in cui tutti dormivano, saremmo andati nell'ufficio. Ci saremmo visti di fronte alla sala pranzo alle ventidue e quarantacinque.
Finite le lezioni andammo a cena e modificammo gli ultimi dettagli su quello che avremmo fatto.
In seguito, andammo nelle nostre camere, e, appena spente le luci entrammo in azione: eravamo tutti nel punto prestabilito e decidemmo di iniziare l'operazione.
Salite le scale vedemmo la luce di una torcia e ci spaventammo, pensando che fosse un professore. Per fortuna era solo uno studente che andava in bagno, e una volta che se ne fu andato, continuammo il nostro cammino.
Marco:
- Ragazzi, l'ufficio è qui ...entriamo?
Provammo ad aprire la porta ma era chiusa.
Allora Alice propose:
- Io sono appassionata dei film gialli, e di solito la chiave è sotto il tappetino davanti la porta.
Guardammo e trovammo la chiave.
Io:
- Grande!!!
E tutti in coro:
- Shhh! - e io mi scusai.
Una volta entrati chiudemmo la porta dietro di noi, e iniziammo a cercare tra i documenti della Preside.
-Trovato - disse Marco e ci fece vedere un foglio dove c'era scritta la verità: la Preside era mia nonna, ma perché nascondermelo?
Nel tempo che pensai questo si sentì qualcuno che aprì la porta: era la Preside; noi le raccontammo tutto e lei si mise a piangere scusandosi.
- Volevo dirtelo, ma alla (sigh) fine dell'anno - disse - appena ti ho visto (sigh), ti ho riconosciuto subito - continuò.
Anch'io scoppiai a piangere e andai ad abbracciarla.
- Mi sei mancata tanto, perché (sigh) te ne sei andata? - dissi.
- Anche tu, tesoro mio – rispose. - Tu non lo sai, ma la nostra famiglia era povera e l'unico modo per non farvi vivere in povertà era questo. Ho chiesto io ai tuoi genitori di dirti che ero scomparsa per non farti diventare triste.
La riabbracciai di nuovo e poi ci accompagnò nelle stanze e noi ci addormentammo. Quell'esperienza mi cambiò la vita ma le promisi che non l'avrei mai raccontato a nessuno. Quello era l'inizio di un grande anno ad Armonia.



Barchi Greta

La nascita dell’animusi

Stavo entrando in classe, ero in ritardo, il prof. mi guardò male, mi diede l’uovo e mi mandò a sedere. Alla fine dell’ora, andarono tutti a mangiare. Appena finito, andai in cortile e suonai qualcosa al mio uovo.
Passarono due settimane e il mio uovo non si era ancora schiuso; preoccupata mi domandai il perché.
Così andai dal prof. e gli chiesi come mai il mio uovo non si stesse schiudendo.
Lui mi disse di suonare con insistenza perché era risaputo che gli animusi fossero particolarmente sensibili alle melodie.
Il giorno dopo mi svegliai prima del solito, andai in cortile e intonai una nuova canzone.
La sera feci lo stesso prima di andare a dormire; ad un certo punto sentii uno strano rumore, mi guardai intorno, ma non vidi niente. A quel punto capii che era l’uovo che si stava schiudendo, così andai di fretta dal prof, il quale mi ordinò, con tono severo, di andare in camera perché era ora di dormire e non di stare in giro per la scuola.
«All’uovo penserai domani!» mi disse. Ma io ero troppo curiosa e agitata, volevo assistere a tutti i costi alla nascita del mio animusi, così il prof si intenerì e mi disse che avrei potuto restare con lui. Dopo un po’ l’uovo si schiuse e subito uscirono delle piume rosa e bianche: era una cangatta ed era una femmina. La chiamai Bella, ero molto felice e anche molto emozionata.
Il giorno dopo feci vedere a tutti il mio animusi e la mia migliore amica mi disse che era bellissimo.

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Claudia  

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