Ciao, sono Claudia, questo è il mio blog :) Invento storie e scrivo romanzi fantasy, benvenuti nel mio mondo!

giovedì 22 settembre 2022

Un Giorno ad Armonia - anteprime 2023 - Procaccini Agnese - Russo Simone - Umile Rosa - Zanella Elisa

 


Buongiorno, Cari Amici Lettori, anche oggi torniamo ad Armonia e leggiamo in anteprima le storie di Agnese, Simone, Rosa ed Elisa

della classe 2^A, scuola Scafiti di Busalla (Genova) che faranno parte della futura edizione 2023. 

L'edizione 2022 è stata pubblicata ai primi di giugno (qui il post per saperne di più)

(cliccate invece qui per saperne di più sul laboratorio #armonialatuastoria)

Procaccini Agnese

"DOVE MI TROVO?"

Era Una notte buia e fredda di dicembre, erano forse le 4 di mattina, non ne sono sicuro, all'improvviso sentii un rumore. All'inizio mi spaventai; comunque, mi alzai piano piano dal letto, e iniziai a curiosare. Vidi per un secondo un'ombra fuggevole. Avevo troppo paura per verificare chi o cosa fosse, così ritornai sotto le coperte e mi riaddormentai.

Erano circa le 8.30 quando mi ri-svegliai per la solita routine mattutina: colazione a base di musicioccolato e lattimusica insieme ai miei amici, toeletta di sotto nei bagni in comune, dove, per fortuna, non c'era molta gente.

Avevo quasi scordato l'episodio dell'ombra, ed ero pronto per la prima lezione del giorno, quella del professor Filippo, che ci spiegò come accudire un animusi. Mi stavo abbastanza annoiando, poi finalmente la lezione finì. Andammo tutti nel prato per fare ginnastica della musica, con il professor Nota, ci spiegò delle mosse particolari, quando, a certo punto, vedemmo il veterinario degli animusi rincorrere un animusi piccolo e innocente che scappava a zampe levate.

Tutti iniziammo a ridere, mentre il professore aiutava il veterinario… dopo questa divertente scena ritornammo in classe. Avevamo la nostra bella uniforme in regola, pronti per l'arrivo della professoressa Diana, che teneva molto all'ordine. Inaspettatamente, portò in classe un nuovo studente. Le ragazze iniziarono a darsi occhiatine, perché era bellissimo. Si chiamava Luca bemolle. La mia compagna di banco non sembrava essere contenta, sbuffava vistosamente. Si girò verso di me e mi disse: "Mi dà fastidio quel Luca, e comunque sei più bello tu!" Io non dissi una parola, perché non sapevo cosa dire.

Luca si sedette vicino a me senza calcolarmi, sembrava un tipo distaccato.

Va bè, pensai, e mi girai verso la prof. Finisce la lezione e andiamo in mensa. Per il pranzo Luca si sedette nuovamente vicino a me e mi chiese se conoscessi Giulia Musi. Gli risposi un po' confuso: "Sì, perché?" e lui mi fece le spallucce Finito il pranzo, andammo come ogni giorno sul lago sussurrante, a pescare per la cena. Di solito c'era tutta la scuola compresi i professori e la preside, la signora Gloria Orchestri.

Ci sedemmo tutti tranne Giulia, come sempre non voleva pescare, non so perché, non l'ho mai saputo. I professori però mi sa che lo sapevano. Luca la raggiunse e iniziarono a parlare come se si conoscessero da una vita. Senza che me lo aspettassi, il professor Filippo mi urlò nelle orecchie di girarmi e pescare, lasciando stare i due ragazzi. Scioccato da quello che avevo sentito, iniziai a capire che c'era qualcosa di strano, ma lasciai perdere.

Finito di pescare, stanchi e affamati ci avviammo nelle stanze a prepararci prima di cenare. Passarono appena 5 minuti che ci chiamarono urlando.

Scendemmo subito e ci dissero di andare nella cantina più veloci che mai. Non stavo capendo niente, ma andai in cantina con gli altri, spaventati come e più di me. Iniziai a ricordare delle parole che mi diceva sempre Viola, la migliore amica di Giulia: tanto tempo fa questa scuola era una casa dove abitavano dei mostri che assomigliavano agli amimusi di adesso.

Quei mostri erano cattivi, inoltre, Giulia diceva che il nonno se n'era andato per scappare e non essere mangiato da loro. Non era più tornato.

Con questi pensieri in testa, mi avvicinai a Viola, la vedevo tranquilla. Sedetti accanto a lei e dissi: "Perché siamo qui?" Lei non rispose. Stavo per ripetere la domanda, ma lei mi bloccò: "Sta arrivando, devi fare silenzio!" Non capivo più nulla. Viola mi fece cenno di stare in silenzio e disse la stessa cosa a tutti gli studenti: "Fate silenzio, così attirate il mostro, shhhhh!"

Restammo in silenzio. Dopo circa 10 minuti arrivarono Giulia e Luca, con un'aria strana.

"Ma perché non eravate con noi?"

"Perché ci guardate male?"

Mi stavo preoccupando sempre di più. Viola mi prese la mano e mi portò davanti ai due amici, io ero paralizzato sul posto, Viola si girò verso di me e mi disse: "Non parlare e abbassa il volto". Dopodiché fece una serie di cose strane: tirò un pugno alla professoressa Diana e uno al professor Filippo, salì per le scale, tenendomi per mano.

Io mi fermai e le dissi: "PERCHÉ STAI FACENDO QUESTO". Lei mi rispose: "Tu segui me" Io stavo per rispondere, ma mi bloccò e ricominciammo a correre. Stavamo per uscire, ma Viola prese per mano il professor Accordi. Arrivammo tutti e tre fuori dalla scuola. Ci colse un bagliore che mi acceca. Viola mi disse di correre via e salvarmi. Poi mi salutò, come se fosse l'ultima volta…

Iniziai a piangere e non sapevo neanche io il perché, dopo non vidi più niente, entrai in quel bagliore.

Arrivai così in un'altra dimensione.

Avevo in tasca un biglietto di Viola che diceva: "Giulia e Luca erano mostri, l'unico modo per proteggerti era spedirti in un'altra dimensione. Tu sei come un'opera d'arte fra tutta la spazzatura, io sono il tuo custode. Cerca la vera scuola di Armonia e inizia un nuovo destino".


Russo Simone

LA RIVOLTA DEGLI ANIMUSI


"Cosa ci facciamo qua?" Chiesi a Viola Bemolle. "Ti voglio mostrare una cosa di cui non sai l'esistenza", rispose lei. Io stetti al gioco è la seguii. Arrivammo davanti ad una arcata quasi distrutta. Si trovava all'interno della scuola di Armonia. Penso che fosse una scuola di musica, così mi aveva detto Viola. Essendo abbastanza bravo a suonare, interpretai una sinfonia tramite il flauto, riuscendo così a passare attraverso all'arcata.

Mi ritrovai senza capire come in un prato vastissimo, una radura con un singolo sentiero che portava a un edificio simile a un collegio.

Con me c'era Viola, e la scuola che ora vedevamo da fuori doveva essere l'istituto di Musicomagia di Armonia.

Vidi un cartello con la scritta direzionale: "Lago Sussurrante". Dal nome capii che lì c'era un lago, ma cosa intendevano con Sussurrante? Vabbè. Sempre con Viola, ci incamminammo. Sembrava che lei conoscesse quel luogo; eppure, non mi aveva mai detto di esserci stata. Ci sedemmo in riva al lago.

Io sentii dei rumori strani provenire dall'acqua. Viola disse: "È normale, si chiama ‘lago Sussurrante’, quindi…"

Io non restai affatto calmo: "Ce ne possiamo andare?"

"No è rilassante restare qua" Insisté la mia amica. E, si sa, quando una donna insiste, beh … non c'è niente da fare!

Come volevasi dimostrare, neanche finita la frase, che uscì dall'acqua un essere gigantesco, sarà stato alto 15/20 metri!

A quel punto, un po’ meno rilassati, corremmo velocissimi verso l'edificio. Appena entrati trovammo uno spettacolo disgustoso: decine di cadaveri ognuno con una parte del corpo staccata! Che paura, sembrava di essere in un film horror! Andammo a destra: degli strani animali mutaforma (che Viola chiamava animusi) cercarono di aggredirmi. Sembravano così amichevoli, invece: mai fidarsi delle apparenze!

Riuscii a scrollarmeli da dosso, quindi, scappammo dall'altro lato. Niente: anche da là arrivavano schiere di mutaforma dall'aspetto innocuo ma dalle pessime intenzioni!

Salimmo al piano superiore, dove trovammo la porta del magazzino chiusa a chiave. Sentimmo voci di persone all'interno, bussammo forte, mentre gli animusi cattivi salivano le scale, chi era dentro si decise ad aprire. All'interno trovammo ragazzi e ragazze di 12/14 anni. A capo di quella "Comitiva" c'era una certa Giulia, una ragazza della mia età, 12/13 anni. C'erano anche 20 fra ragazzi e ragazze, non avevano delle armi ma solo delle mazze da hockey e dei manici di scopa.

Ci raccontarono come era stata la scuola prima degli ultimi eventi.

La scuola, prima, era una scuola di Musicomagia o qualcosa del genere in cui ti davano un uovo di animusi che dovevi nutrire con la musica. Purtroppo, uno studente dimenticò per vari giorni di nutrire il proprio animale. L'animale, preso dalla fame, mangiò una pianta ma in questa pianta c'era un fungo: il cordyceps, che è un fungo parassita che prende controllo degli ospiti, di solito animali tipo formiche. Un fungo in particolare era mutato in uno stato avanzato. L'animusi affamato, ingurgitandolo, aveva sviluppato un virus, trasmettendolo agli altri animusi e al gigantesco animusi del lago sussurrante.

Era l'animusi del nonno di Giulia Accordi, il più grande professore di Musicomagia esistente.

Tutti gli insegnanti erano stati divorati. Il nonno di Giulia era sparito molto prima, in realtà, ma adesso rimanevano solo noi ragazzi, nessun adulto ad aiutarci.

A quel punto dovevamo fuggire. Di corsa e senza fiato, arrivammo quasi all'uscita, con decine di animusi alle costole. Viola suonò la melodia con il suo flauto, ma non funzionava. Gli animusi si avvicinavano sempre di più.

Poi accadde una specie di miracolo: tutti gli animusi si immobilizzarono, come paralizzati. Qualcosa nei loro occhi era cambiato. Io avevo in mano il mio flauto e suonavo una melodia che mi ricordavo da bambino. Quella era la cura giusta. Sembra che il pianeta fosse salvo, non ci restava che aspettare per esserne certi.

Per l'umanità, forse, era l'inizio di una nuova era.


 Umile Rosa

INSEPARABILI


Appena sveglia mi resi conto di una cosa strana: non ero in camera mia, ero in un'aula, nella scuola Armonia, una bellissima scuola di musica.

Pensando che fosse un sogno, non mi spaventai di essere capitata lì.

Mi rimisi a dormire con la testa sul banco, ma dopo pochi minuti, sentii una voce che mi chiamava svegliandomi.

Era una professoressa: "Chi sei tu? Cosa ci fai qui? Come hai fatto ad arrivare qui?"

Io perplessa risposi: "Sono Carolina, non so neanche io come sono arrivata qui, pensavo fosse un sogno!"

Poi chiesi: "Come si chiama lei?"

Lei rispose: "Io sono Paola, la professoressa Paola! Credo sia meglio se vai a vestirti, sei in pigiama!"

Andai in camera, quella che mi era stata assegnata, sotto il letto trovai una borsa con una tuta, me la misi e andai a fare colazione nella Sala Comune della scuola.

C'era l'imbarazzo della scelta: pancake, uova di cioccolato o strapazzate, cereali, latte, yogurt… insomma quella scuola era incredibile!

Presi dei pancake e mi sedetti a un tavolo.

Dopo pochi secondi, arrivò una ragazza di nome Luisa, era solare, molto bella e simpatica. Mi disse che la professoressa l'aveva mandata a farmi compagnia.

Ci mettendo a parlare della nostra vita.

Lei mi raccontò che il suo sogno era venire in questa scuola.

Quando suonò la campanella, mi disse che era l'ora di iniziare una nuova lezione.

Alla lezione di musica, ci fornirono una pianola a testa, oltre al flauto che dovevamo portare sempre dietro.

Io non sapevo suonare la pianola, anzi, il mio sogno era frequentare un istituto tecnico!

Entrò una professoressa di nome Marta, era vestita in modo strano: aveva una giacca di lana verde scuro, dietro la schiena aveva ricamato il suo nome, indossava una maglietta bianca a maniche corte con il colletto e una gonna pantalone grigia, di un tessuto tipo jeans, tutta a pieghe. Si affacciò un attimo dalla porta, poi uscì subito.

Dopo tre ore, la lezione finì, io e i miei nuovi amici andammo nella Sala Comune a mangiare.

Anche per il pranzo la scelta era molto ampia: pasta alla carbonara, riso, insalate varie… io presi un piatto di riso, poi, con i miei amici, andai a sedermi a un tavolo.

Ci mettemmo a parlare.

Arrivò la sera e andai nella camera che condividevo con tre ragazze.

Ci mettemmo a dormire, eravamo molto stanche. La mattina dopo, verso le 6:00, arrivò la sorvegliante che ci svegliò con una campanella.

Andammo in mensa e facemmo colazione.

Tutte le giornate erano sempre uguali, mi sembrava tutto alquanto noioso.

Finché, il 29 maggio, accadde una cosa impressionante. Entrai in camera mia, andai nel mio letto e trovai l'uovo di animusi schiuso. Era nato un maiafiore.

Era molto divertente, parlava e rideva tutto il tempo.

Era un fiore ma allo stesso tempo un maiale.

Subito ci stavamo antipatici reciprocamente, lui faceva grugniti strani, tutte le volte che mi avvicinavo.

Il giorno dopo mi svegliai con lui vicino, era diventato molto affettuoso. Diventammo migliori amici, io iniziai ad apprezzare le sue qualità: come parlava, come rideva, il suo modo di fare.

Anche lui iniziò ad accettare le mie qualità, ad esempio diceva che io sapevo suonare bene, anche se in realtà non lo sapevo fare.

Lui mi apprezzava per ciò che ero. Jake, così si chiamava il maiafiore, mi diceva che ero bravissima in tutto, dandomi fiducia in me stessa. Pian piano cominciai a capire perché mi ero svegliata lì, in quel posto: un amico così non avrei potuto trovarlo da nessuna altra parte. Eravamo diventati inseparabili.


Zanella Elisa

IL GALLIGATTO


Una mattina mi svegliai in ritardo, andai a lavare la faccia nel catino che era nell'angolo della camera e vidi fuori dalla finestra tutti gli animusi che si dirigevano verso il Lago Sussurrante.

Ci preoccupammo subito molto, tutti andammo verso il lago.

Quando arrivammo, nel lago notammo un animusi diverso dagli altri, un Galligatto.

Ci stavamo allontanando dal lago, perché era un posto inquietante (poi, in mezzo alle colline era ancora più spaventoso), quando il lago incominciò a emettere dei versi strani, sembrava che ci volesse comunicare qualche cosa. Ad un certo punto, sentimmo una vocina che ci parlava: era quella del Galligatto. Ci disse che proveniva da Saturno, ed era un esemplare molto raro. Tutti noi tornammo nella scuola; appena entrati scoprimmo che c'era un nuovo bidello, Gioele. Questo bidello aveva un'aria strana.

Mentre ci dirigevamo dentro l'aula, con il Galligatto in braccio, Gioele ci guardava male. Durante la lezione di francese, arrivò Gioele e disse: “Dove avete preso quel Galligatto?”, noi, senza dubitare di nulla, gli dicemmo: “Lo abbiamo trovato nel lago Sussurrante”. Gioele uscì dalla classe senza dire nulla. Secondo noi ci voleva rubare quel raro esemplare.

Nel frattempo era diventata sera, e visto che ci dovevamo prendere cura del Galligatto, le mie compagne di stanza ed io lo portammo in camera con noi. La mattina dopo, quando ci svegliammo, il Galligatto non c'era più. Scendemmo nella Sala Comune, Gioele aveva il Galligatto e lo trattava malissimo.

La preside aveva deciso di dare al bidello una stanza privata, era molto bella e con un panorama bellissimo, ci poteva entrare solo lui. Nessuno sapeva dove tenesse le chiavi. Così le ragazze ed io andammo a comprare delle corde e dei ganci, perché volevamo arrampicarci fino all'ultimo piano e entrare dalla finestra per prendere il Galligatto mentre Gioele non c'era.

Il giorno dopo, sabato, c'erano le riunioni dei docenti, così nessuno ci avrebbe disturbato. Ci arrampicammo con le corde fino al tetto ed entrammo dalla finestra nella camera del bidello. Stavamo uscendo, purtroppo però Gioele stava tornando nella sua stanza. Siccome eravamo già nel corridoio, lui ci vide ma non disse niente.

Lunedì mattina, si sentiva dalle camere la voce del lago: voleva dirci qualcosa. Noi, senza farci vedere dai professori, che non volevano ci avvicinassimo, andammo presso il lago e sentimmo la stessa voce.

Diceva: “State attenti, il nuovo bidello, Gioele, vuole rubare di nuovo il Galligatto! … Sta per succedere qualcosa di terribile!”, poi, silenzio.

Tornati a scuola, notammo che Gioele faceva sempre le stesse cose. Nel frattempo, avevamo scoperto che il Galligatto era magico: aveva portato indietro nel tempo tutte le nostre azioni!

Passarono giorni prima di tornare alla normalità. Inoltre, il Galligatto stava male, senza magia musicale soffriva molto. Chiamammo un musiscienziato, lui riuscì a produrre la pozione sonora per il povero animusi.

Il Galligatto guarì completamente, con sollievo di noi tutti.

Alla fine della scuola c'erano i colloqui con i genitori, la preside, Gloria Orchestri, disse ai genitori: “Sono contenta di questo anno insieme ai vostri figli e ai loro nuovi amici” e i nostri genitori applaudirono.

Ringraziamo i ragazzi per le belle storie che ci hanno raccontato e con questo racconto salutiamo la seconda A, che nel frattempo è diventata terza A! Buon inizio scuola!
A presto con nuovi racconti!
Claudia

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